Ieri sera, per la prima del Don Giovanni all'Opera dei Pupi ( vi ricordo che si replica oggi alle 18,30 e domattina per le scolaresche alle 10) ho girato con l'autorizzazione del maestro Cuticchio alcune immagini dello spettacolo. E' stato difficile scegliere quali scene. Tanto sono tutte intriganti per soluzioni e inventiva. Le metterò in linea domani perchè non voglio togliere la sorpresa (vi assicuro che tale termine non è mai stato usato tanto a proposito) a quanti verranno alla Sala RE.CE. della Rai in viale Strasburgo questo pomeriggio. Vi mostro solo una foto e vi dò appuntamento sul web nei prossimi giorni. Vi segnalerò il link sul blog.
Al termine dello spettacolo Cuticchio, come sempre, si è intrattenuto con quanti hanno voluto stringergli la mano, fra questi il cantante Mario Venuti. E ha parlato della sua arte, dei suoi intendimenti, della sua vita non solo di artista. Della sua scuola ,della quale va giustamente orgoglioso (fra l'altro alcuni degli ex studenti continuano a collaborare con lui anche in questo spettacolo insieme al figlio Giacomo, al fratello Nino e a due dei suoi tanti nipoti). E' illuminante capire i retroscena del Don Giovanni . Mimmo ha spiegato a me e a Nino Macaluso, il valente violinista e compositore che ha composto le musiche che faranno da colonna sonora all'ultimo spettacolo "La riscoperta di Troia" , che il Don Giovanni è stato il suo tentativo di sottrarsi all'atmosfera cupa di quel momento della sua esistenza, segnata dalla morte del padre. Una crisi che si era riflessa anche in alcune opere del tempo, la "Visita" sicuramente,messa in scena la scorsa settimana, ma anche Macbeth. Il Don Giovanni nasceva come slancio verso la vita , la passione e il divertimento. Tuttavia mettere su lo spettacolo non è stato facile. In fondo il Don Giovanni aveva solo un unico duello , quello che porterà alla morte del Commendatore e l'azione rischiava di sparire . Nel chiuso del suo laboratorio, pensando e rispensando alla soluzione, Cuticchio fu aiutato dai suoi pupi e da quelli tra loro che entravano in azione per le farse. Diventarono la "piazza palermitana" che ascolta le mirabolanti avventure di Leporello, servitore di Don Giovanni, affabulanti tanto quelle dei paladini alle quali il popolo delle borgate assisteva sotto le mani dell'abile puparo mastro Ramunnu. Dall'intreccio fra "la piazza e le sue voci" e i protagonisti dell'opera di Mozart è nato il gioco di piani giustapposti (la grande scena e il teatrino) entrambi con identica dignità, che è la vera chiave di volta dell'opera.
Mi fermo qui e spero di avervi messo un pò di curiosità. E se qualcuno leggerà il blog ne parleremo stasera. Un caro saluto a tutti e buona domenica.
Al termine dello spettacolo Cuticchio, come sempre, si è intrattenuto con quanti hanno voluto stringergli la mano, fra questi il cantante Mario Venuti. E ha parlato della sua arte, dei suoi intendimenti, della sua vita non solo di artista. Della sua scuola ,della quale va giustamente orgoglioso (fra l'altro alcuni degli ex studenti continuano a collaborare con lui anche in questo spettacolo insieme al figlio Giacomo, al fratello Nino e a due dei suoi tanti nipoti). E' illuminante capire i retroscena del Don Giovanni . Mimmo ha spiegato a me e a Nino Macaluso, il valente violinista e compositore che ha composto le musiche che faranno da colonna sonora all'ultimo spettacolo "La riscoperta di Troia" , che il Don Giovanni è stato il suo tentativo di sottrarsi all'atmosfera cupa di quel momento della sua esistenza, segnata dalla morte del padre. Una crisi che si era riflessa anche in alcune opere del tempo, la "Visita" sicuramente,messa in scena la scorsa settimana, ma anche Macbeth. Il Don Giovanni nasceva come slancio verso la vita , la passione e il divertimento. Tuttavia mettere su lo spettacolo non è stato facile. In fondo il Don Giovanni aveva solo un unico duello , quello che porterà alla morte del Commendatore e l'azione rischiava di sparire . Nel chiuso del suo laboratorio, pensando e rispensando alla soluzione, Cuticchio fu aiutato dai suoi pupi e da quelli tra loro che entravano in azione per le farse. Diventarono la "piazza palermitana" che ascolta le mirabolanti avventure di Leporello, servitore di Don Giovanni, affabulanti tanto quelle dei paladini alle quali il popolo delle borgate assisteva sotto le mani dell'abile puparo mastro Ramunnu. Dall'intreccio fra "la piazza e le sue voci" e i protagonisti dell'opera di Mozart è nato il gioco di piani giustapposti (la grande scena e il teatrino) entrambi con identica dignità, che è la vera chiave di volta dell'opera.Mi fermo qui e spero di avervi messo un pò di curiosità. E se qualcuno leggerà il blog ne parleremo stasera. Un caro saluto a tutti e buona domenica.







