Mercoledì 21 maggio alle 17,30 presso l’Auditorium della Rai sarà presentato il più recente libro dello storico e professore emerito dell’Università di Palermo Francesco Renda: “Liberare l’Italia dalle mafie” edito da Ediesse. Il volume raccoglie una intervista di Antonio Riolo allo studioso e 12 disegni di Bruno Caruso. Parleranno del tema oltre ad Antonio Riolo e al sottoscritto il procuratore della Repubblica di Palermo, Francesco Messineo e il presidente dell’Associazione antiracket “Libero Futuro” Enrico Colajanni.
Spero che possiate seguire l’avvenimento che si tiene in una settimana particolarmente importante, quella in cui cade l’anniversario della strage di Capaci.
Liberare l’Italia dalle mafie
Presentazione del libro di Francesco Renda
Più che un saggio storico e politico, la conversazione tra lo storico Francesco Renda e il dirigente della Cgil Sicilia Antonio Riolo vuol essere innanzitutto un appello. Il libro di Renda non parla del cosa fare o del come fare. Piuttosto, pone l’esigenza di un’idea, di un’idea forte che il governo, i partiti, le associazioni economiche, sociali e religiose sono chiamati a recepire: liberare l’Italia dalle mafie.
Nel 1998 Renda diede alle stampe un libro sulla mafia. Ora, a dieci anni di distanza, lo storico ritorna sul tema. E lo fa aggiornando la sua analisi, ripercorrendo le tappe più significative della storia diCosa Nostra – dal latifondismo ai traffici internazionali – e definendo una vera e propria morfologia della mafia dei nostri giorni: dalla mafia dei pizzini e del controllo del territorio a quella che lo storico chiama mafia-mafia, l’ala non militare di Cosa Nostra fatta di sostegni, coperture, aiuti esterni. E avanza una proposta: che la liberazione dell’Italia dalle mafie diventi un imperativo per tutti gli attori politico-sociali.
Il 21 maggio l’autore ne discuterà insieme a Enrico Colajanni, presidente dell’Associazione antiracket «Libero futuro», Salvatore Cusimano, direttore della RAI sede regionale per la Sicilia, Francesco Messineo, procuratore della Repubblica di Palermo, Antonio Riolo, dirigente della CGIL Sicilia. L’attrice Stefania Sperandeo leggerà brani del libro.
Quella che Renda propone nel suo ultimo libro è una vera e propria utopia. Ma non intesa come ou-topos, come essere liberi dalle mafie in un non-luogo, in un paese inesistente, bensì come eu-topos, come essere liberi dalle mafie in un paese felice. Un’utopia che per farsi davvero concreta deve propagarsi ed essere agita in tutti gli ambiti della società italiana.
L’azione giudiziaria può svolgere un ruolo di primo piano. Ma non può essere lasciata sola. Occorre una liberazione politica, prima di tutto. Occorre l’impegno delle istituzioni, dell’opinione pubblica, dei media per prosciugare il mare di consensi e di connivenze, per spezzare la politica dei cannoli. La mafia è forte perché è politica, prima di ogni altra cosa. Ciò che serve, spiega Renda, è un’insurrezione della società: è nella mobilitazione generale, delle coscienze in prima battuta, nel vissuto sociale e nell’agire politico, in secondo luogo, che risiede la possibilità di sconfiggere e debellare la mafia: «finiti i rapporti con la società, con la politica, con le istituzioni e il potere finisce la mafia, e rimane solo la delinquenza comune organizzata». Per questo è necessario che la liberazione dalle mafie venga posta al primo posto dell’agenda politica.
Ma oltre all’utopia, Renda avanza due proposte. Aprire una nuova inchiesta parlamentare sulle mafie e sulla loro diffusione nel Paese e indire una giornata nazionale dalla liberazione dalle mafie; chissà che con il tempo non finisca per assumere la stessa imponenza del Primo Maggio.